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Io che non credo alla guerra, non voglio essere seppellito sotto nessuna bandiera. Semmai vorrei essere ricordato per i miei sogni. Dovessi un giorno morire – fra cent'anni – vorrei che sulla mia lapide fosse scritto quello che diceva Nelson Mandela: "Un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare". Vittorio Arrigoni: un vincitore.“

RESTIAMO UMANI

 

 

http://www.distribuzionidalbasso.com/restiamo-umani-the-reading-movie/

 


 



Dal Corriere Della Sera

 

 


 

Al lavoro per la terza edizione di Bella ciao Cantiamola in piazza.

Il momento particolare che sta vivendo la città ha indotto le associazioni promotrici, “Restiamo umani” e “Ruggero Toffolutti” per la sicurezza dei luoghi di lavoro ad anticipare l’appuntamento dalla sera del 24 aprile a quella di martedì 18 aprile, come sempre in piazza Cappelletti. Ma alle 21. Alla vigilia, cioè, dell’incontro al ministero per lo sviluppo economico e della partenza dei pullman dei lavoratori che si recheranno nella capitale per sostenere la vertenza Aferpi ..
Ricordare senza enfasi e senza retorica la Liberazione, significa attualizzarne il significato in chiave locale e non. In modo pacifico e civile.
Quindi, Resistenza per ottenere occupazione dignitosa, nel rispetto delle persone e dell’ambiente, ed un modello di sviluppo integrato che non lasci indietro nessuno.
Quindi, Resistenza contro le nuove forme di fascismo e di razzismo che si stanno facendo strada in Europa sulla pelle dei cittadini immigrati.
Come sempre, “Bella ciao, cantiamola in piazza” non ha carattere istituzionale ed è aperta a quanti si riconoscono in questi valori.
Le associazioni e le organizzazioni politiche che intendono partecipare sono invitate a portare un unico proprio simbolo, sia esso una bandiera o uno striscione mentre chi annuncia l’adesione è invitato ad essere presente.

 


 

 

Camp Darby armi Usa per la guerra in Siria e Yemen
Manlio Dinucci
 

Si chiama «Liberty Passion» (Passione per la Libertà). È una modernissima, enorme nave statunitense di tipo Ro/Ro (progettata per trasportare veicoli e carichi su ruote): lunga 200 metri, ha 12 ponti con una superficie totale di oltre 50000 m2, sufficienti al trasporto di un carico equivalente a 6500 automobili.

La nave, appartenente alla compagnia statunitense «Liberty Global Logistics», ha fatto il suo primo scalo il 24 marzo nel porto di Livorno. Prende così via ufficialmente un collegamento regolare tra Livorno e i porti di Aqaba in Giordania e Gedda in Arabia Saudita, effettuato mensilmente dalla «Liberty Passion» e dalle sue consorelle «Liberty Pride» (Orgoglio di Libertà) e «Liberty Promise» (Promessa di Libertà). L’apertura di tale servizio è stata celebrata come «una festa per il porto di Livorno».

Nessuno dice, però, perché la compagnia statunitense abbia scelto proprio lo scalo toscano. Lo spiega un comunicato dell’Amministrazione marittima Usa (4 marzo 2017): la «Liberty Passion» e le altre due navi, che effettuano il collegamento Livorno-Aqaba-Gedda, fanno parte del «Programma di sicurezza marittima» che, attraverso una partnership tra pubblico e privato, «fornisce al Dipartimento della difesa una potente, mobile flotta di proprietà privata, con bandiera ed equipaggio statunitensi». Le tre navi hanno ciascuna «la capacità di trasportare centinaia di veicoli da combattimento e da sppoggio, tra cui carrarmati, veicoli per il trasporto truppe, elicotteri ed equipaggiamenti per le unità militari».

È dunque chiaro perché, per il collegamento con i due porti mediorientali, la compagnia statunitense abbia scelto il porto di Livorno. Esso è collegato a Camp Darby, la limitrofa base logistica dello U.S. Army, che rifornisce le forze terrestri e aeree Usa nell’area mediterranea, mediorientale, africana e oltre. E’ l’unico sito dell’esercito Usa in cui il materiale preposizionato (carrarmati, ecc.) è collocato insieme alle munizioni: nei suoi 125 bunker vi è l’intero equipaggiamento di due battaglioni corazzati e due di fanteria meccanizzata. Vi sono stoccate anche enormi quantità di bombe e missili per aerei, insieme ai «kit di montaggio» per costruire rapidamente aeroporti in zone di guerra. Questi e altri materiali bellici possono essere rapidamente inviati in zona di operazione attraverso il porto di Livorno, collegato alla base dal Canale dei Navicelli recentemente allargato, e attraverso l’aeroporto militare di Pisa. Da qui sono partite le bombe usate nelle guerre contro l’Iraq, la Jugoslavia e la Libia.

Nel suo viaggio inaugurale – riportano documentate fonti (AsiaNews e altre) – la «Liberty Passion» ha trasportato 250 veicoli militari da Livorno al porto giordano di Aqaba dove, attraversato il Canale di Suez, è arrivata il 7 aprile. Due giorni prima, a Washington, il presidente Trump riceveva re Abdullah, per la seconda volta da febbraio, ribadendo l’appoggio statunitense alla Giordania di fronte alla minaccia terroristica proveniente dalla Siria. Mentre proprio in Giordania sono stati addestrati per anni – da istruttori statunitensi, britannici e francesi – militanti dell’«Esercito libero siriano» per attacchi terroristici in Siria.

Vari rapporti indicano crescenti movimenti di truppe Usa, dotate di carrarmati e veicoli corazzati, al confine giordano-siriano. L’obiettivo sarebbe quello di impadronirsi, usando anche truppe giordane, della fascia meridionale del territorio siriano, dove operano forze speciali statunitensi e britanniche a sostegno dell’«Esercito libero siriano» che si scontra con l’Isis. Già in febbraio il presidente Trump aveva discusso con re Abdullah «la possibilità di stabilire zone sicure in Siria». In altre parole, la possibilità di balcanizzare la Siria vista l’impossibilità di controllare l’intero suo territorio, in seguito all’intervento russo.

A questa e altre operazioni belliche, tra cui la guerra saudita che fa strage di civili nello Yemen, servono le armi Usa che partono da Livorno. Città dove, su invito del sindaco Nogarin (Movimento 5 Stelle), verrà probabilmente in visita Papa Francesco, che ieri ha di nuovo denunciato «i trafficanti di armi che guadagnano con il sangue degli uomini e delle donne». Mentre a Livorno si festeggia il fatto che il porto toscano sia stato scelto come scalo della «Liberty Global Logistics», con grandi prospettive di sviluppo. Finché c’è guerra, c’è speranza.

(il manifesto, 14 aprile 2017)

 

 

 

Gente della città del ferro di Pino Bertelli

Grazie a Pino Bertelli e a tutti coloro che sono intervenuti all'inaugurazione di "Ferro, Fuoco, Terra! 50 anni di lavoro in Maremma". Condividiamo qui il video racconto che abbiamo proiettato per l'inaugurazione che raccoglie le foto scattate da Pino agli operai della Lucchini di Piombino.

 

https://www.facebook.com/magmafollonica/photos/gm.1805449903112951/1265999550102917/?type=3&theater

 

Immagini di classe operaia. Dalla fierezza del lavoro in fabbrica alle lotte in difesa dei loro diritti.
"Il diritto della forza va combattuto con la forza del diritto"
(Don Andrea Gallo).

 

https://www.youtube.com/watch?v=DPttxrj-pHQ

 

 


 

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DI "SEMI DI PACE"
 
 È giunto alla XIX edizione “Semi di pace”, lo storico progetto promosso dalla rivista Confronti grazie al contributo 8 per mille della Chiesa valdese - Unione delle chiese metodiste e valdesi, per dare voce a israeliani e palestinesi impegnati nell’educazione alla pace. Il progetto si propone di mostrare la complessità della situazione in Medio Oriente.
 
Dal 20 al 25 febbraio 2017, una delegazione composta da operatori che lavorano quotidianamente per il dialogo nelle diverse realtà in Israele e nei Territori palestinesi sarà in Italia per condividere con il pubblico le proprie esperienze nell’impegno a favore della pace nonché le molteplici analisi sul conflitto.
La delegazione sarà composta da:
Najwa S. I. Saadeh e Shulamit Tamara Rabinowitz dell’associazione Parents’ Circle, composta da famiglie israeliane e palestinesi che hanno avuto in comune la sorte di vedere i propri familiari morire a causa del conflitto;
Orna Akad, israeliana, e Shatha Bannoura, palestinese, rappresentanti rispettivamente di Sindyanna of Galilee e del Bethlehem Fair Trade Artisans, organizzazioni dedite allo sviluppo sostenibile e alla promozione di azioni di commercio “equo e solidale” con particolare attenzione ai diritti soprattutto delle donne e ad uno spirito di cooperazione.
 
La conferenza stampa di presentazione è prevista per martedì 21 febbraio alle 11,30 presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, introduce l’on. Khalid Chaouki e modera Claudio Paravati, direttore di Confronti. Sarà possibile, inoltre, conoscere e porre domande alla delegazione. 
 
È gradita la conferma della partecipazione: info@confronti.net
 Obbligo di giacca per gli uomini.
Per ulteriori informazioni e interviste: programmi@confronti.net
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La XIX edizione di “Semi di pace”, che si svolgerà dal 20 al 25 febbraio 2017, vedrà il coinvolgimento delle seguenti organizzazioni:
Parents Circle - Families Forum (PCFF) è un’organizzazione pacifista composta esclusivamente da famiglie israeliane e palestinesi che hanno avuto in comune la sorte di vedere i propri familiari morire a causa del conflitto. Sono anche famiglie che non hanno voluto reagire al trauma del lutto con la volontà di vendetta e di odio, ma hanno preferito ricercare il dialogo e la riconciliazione con l’altro, per arrestare lo spargimento di sangue e operare a favore della pace.
Parents Circle è nata nel 1995, per iniziativa di Yitzhak Frankenthal, il cui figlio Arik era stato rapito e ucciso da affiliati ad Hamas l’anno precedente. Oggi ne fanno parte seicento famiglie israeliane e palestinesi che conducono un’azione comune per la costruzione della pace. Molte le attività promosse dall’associazione: incontri di dialogo per giovani delle due comunità, meeting pubblici tra le famiglie delle vittime, azioni di solidarietà e programmi educativi con il coinvolgimento delle due parti, sito internet in versione araba ed ebraica. La comunità di Facebook “Crack in the wall”, che conta oltre 28.000 membri, agisce per creare una crepa nel muro, impegnando palestinesi e israeliani nel dialogo e fornendo una piattaforma per esprimersi nella propria lingua, poi tradotta all’altro.
Per maggiori informazioni: www.theparentscircle.com
 
Sindyanna of Galilee. C’è un posto nel cuore della Galilea, nel villaggio di Kafar Kanna (Cana), dove le donne ebree e arabe lavorano nell’uguaglianza e nel rispetto reciproco: l’azienda Sindyanna of Galilee e il Centro visitatori per il commercio equo solidale. Sindyanna of Galilee è un’organizzazione non-profit legalmente riconosciuta fondata nel 1996. Guidata da donne, promuove la cooperazione arabo-ebraica e sostiene un giusto ritorno per gli agricoltori arabi, offre posti di lavoro alle donne arabe e tiene corsi di artigianato tradizionale allo scopo di incrementare il loro reddito.
Sindyanna integra pratiche commerciali moderne con le tradizioni ed i mestieri della Galilea: negli ultimi sei anni il loro olio di oliva ha riscosso consensi nazionali e internazionali. Sindyanna è l’unico produttore certificato in Israele e dal 2003 è membro dell’Organizzazione mondiale del commercio equo e solidale (WFTO).
Il Centro Visitatori di Kafar Kanna accoglie turisti e serve come luogo di incontro tra ebrei e arabi. I suoi spazi sono adibiti a una vasta gamma di attività e possono ospitare fino a 50 persone. Il Centro Visitatori comprende uno studio dove le donne arabe provenienti da Cana e dai villaggi vicini imparano a lavorare il vimini, intrecciano sia in stile tradizionale che moderno, con foglie di palma, rami di ulivo e di salice. Il loro studio è diventato un luogo dove le donne arabe ed ebree creano insieme.
Per maggiori informazioni: www.sindyanna.com
 
Bethlehem Fair Trade Artisans (Bfta) è un'organizzazione che molto ha in comune con "Syndianna of Galilee". Entrambe le organizzazioni collaborano allo scopo di valorizzare le risorse umane (femminili e non solo) e territoriali (legno di Betlemme e olive della Galilea) locali, ma anche per favorire il dialogo e la conoscenza reciproca. Fra le attività più importanti del BFTA ci sono la formazione a donne e categorie svantaggiate, sostegno nelle vendite, creazione di reti, ma soprattutto un impegno nella costruzione di un nuovo paradigma, la pace, a partire dal lavoro, dalla creazione di opportunità economiche reali.
Per maggiori informazioni: http://www.bethlehemfairtrade.org/
 
 
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http://www.riforma.it/it/articolo/2017/02/21/semi-di-pace-presentato-alla-camera

http://www.pisorno.it/semi-di-pace-con-orna-akad-israeliana-e-shatha-bannoura-palestinese-a-piombino-presso-il-centro-giovani-il-25-febbraio/

http://www.nev.it/nev/2017/02/21/i-volti-di-semi-di-pace/

 

 

http://www.letrusco.it/al-centro-giovani-un-incontro/

 


 

Per il Laboratorio scolastico “TESTIMONI” (Scuole medie I° e II° Grado “A. Guardi” - “ISIS Carducci, Volta, Pacinotti”) sul tema della “Nonviolenza”, è stata invitata a Piombino la madre di Vittorio Arrigoni il giornalista, scrittore, attivista italiano rapito ed ucciso nell'aprile 2011 nella Striscia di Gaza. E' stato così possibile organizzare anche l'evento seguente:

Mercoledì 8 febbraio 2017 alle ore 21 al Centro Giovani di Piombino

incontro pubblico con Egidia Beretta Arrigoni madre di Vittorio.

 In Perù, Europa dell’Est, Africa, l’attivista italiano ha portato il suo contributo ovunque ve ne fosse bisogno. Quando andò in Congo nel 2006, come osservatore dell’Onu, alla madre disse: “Vorrei far vedere agli africani che c’è anche un Occidente amico e non solo quello neocolonialista e sfruttatore”.

In Palestina, invece, arrivò la prima volta nel 2002. Proprio quell’anno avvenne la sua iniziazione come scudo umano davanti a una scuola piena di bambini assediata dai carri armati israeliani. Da quel momento Vittorio affrontò molti rischi per aiutare la gente del posto e raccontare ciò che vedeva: i bombardamenti, la morte di ragazzini inermi, il dolore negli ospedali, le abitazioni distrutte.


Opera sempre per la pace, anche quando vien voglia di rispondere occhio per occhio alle offese. "Ma, come diceva il Mahatma Gandhi, a furia di dire occhio per occhio, resteremo tutti ciechi”, gli scrisse Egidia il 20 aprile del 2004.

Nonostante avesse visto tanta violenza e tante atrocità, la sua passione per la pace nella giustizia e per i diritti umani lo riportava sempre lì.


Con il patrocinio del Comune di Piombino, organizzano l'incontro dell'8 febbraio l'Arci, Samarcanda, il Centro Giò "Fabrizio De André" e Restiamo umani.

http://www.letrusco.it/incontro-al-centro-giovani-di-piombino-sul-tema-della-non-violenza/

http://www.pisorno.it/i-sogni-di-vik-lattivista-pacifista-ucciso-a-gaza-nel-2011-mercoledi-a-piombino/

http://www.pisorno.it/il-diario-piombinese-dellincontro-con-egidia-beretta-arrigoni-la-madre-di-vik/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork

 

 

 

 

 

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http://www.adista.it/articolo/57005?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork

 


EDIZIONE DEL PREMIO WALTER PANERINI DI LETTERATURA

http://www.corriereetrusco.it/2017/01/05/1-edizione-del-premio-walter-panerini-di-letteratura/

 


Così cresce la fila per chiedere di tutto

Non c’è fine alla crisi e aumenta il numero delle famiglie in difficoltà. Ridi (Caritas): «Volontari ad arginare la povertà»

 

http://iltirreno.gelocal.it/piombino/cronaca/2016/12/13/news/cosi-cresce-la-fila-per-chiedere-di-tutto-1.14556865?ref=hftipeea-1

 


 

Appello internazionale urgente contro l’invasione in Rojava

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=24808


 


Le cattive ragazze dicono no alla violenza maschile sulle donne.
26 Novembre 2016 Manifestazione Nazionale, ore 14:00, Piazza della Repubblica, Roma. NON UNA DI MENO.


https://youtu.be/YGUlY0sXJ-U

“Non una di meno”: una grande manifestazione per dire no alla violenza contro le donne

A Roma il 26 e 27 novembre si chiede al governo di intervenire con risposte concrete

 


LETTERA APERTA

 
Al Presidente della Comunità Senegalese Val di Cornia sig. Djili Diop e, p. c., alla Stampa Caro Presidente, abbiamo ricevuto tramite facebook l'invito – rivolto giustamente a tutta la cittadinanza - a partecipare alla celebrazione del Magal 2016, in programma il 19 novembre: ringraziamo di cuore la Comunità Senegalese, alcuni di noi saranno sicuramente presenti. Desideriamo esprimere la vicinanza del Coordinamento Art. 1-Camping CIG alla bella iniziativa della Comunità senegalese, la quale si ripete da anni e rappresenta un momento importante non solo per i fedeli islamici, ma anche per tutte le donne e gli uomini della Val di Cornia che credono nella pace che è inseparabile dalla giustizia; nella solidarietà; nella laicità e nel dialogo interreligioso: forti di questi valori, insieme cancelleremo la guerra fra i poveri, che viene malignamente propagandata per dividerci e sfruttarci; tutte le guerre e i terrorismi, nel nome della comune umanità! Vi saremo grati se vorrete dare lettura di questo messaggio nel corso della giornata del 19 novembre.

Un saluto fraterno.

per il Coordinamento Art. 1 - Camping CIG

Paolo Francini

 

http://www.pisorno.it/magal-2016-festa-senegalese-a-piombino-il-19-novembre-molte-le-adesioni/

 

 



http://www.riforma.it/it/articolo/2016/11/11/nessuna-invasione-islamica

 

 


Se questo è un operaio
- Moni Ovadia, 07.09.2016
Pomigliano. Il dramma dimenticato dei lavoratori licenziati da Marchionne dopo le proteste per le condizioni di lavoro in fabbrica
La vicenda dei lavoratori della Fca (già Fiat) di Pomigliano-Nola che si sono suicidati o hanno commesso gesti estremi a causa del perdurare di condizioni di lavoro insostenibili sul piano materiale e psicologico è nota ai lettori di questo giornale, così come è conosciuto «l’happening» che ha messo in scena la rappresentazione del suicidio dell’Ad Sergio Marchionne per «estremo rimorso», azione di provocazione e di satira atta ad evocare i gesti disperati dei compagni di lavoro. Questa rappresentazione ha dato il motivo all’azienda di licenziare gli operai che hanno inscenato il suicidio in effigie di Sergio Marchionne.
I lavoratori licenziati si sono rivolti al tribunale del lavoro per per fare revocare il provvedimento che a mio parere ha tutti i tratti della rappresaglia. Il tribunale del lavoro, sia in primo grado che nel ricorso di competenza, ha dato ragione all’Azienda con questa fattispecie di motivazione: «un intollerabile incitamento alla violenza ()una palese violazione dei più elementari doveri discendenti dal rapporto di lavoro gravissimo nocumento morale all’azienda e al suo vertice societario, da ledere irreversibilmente (sic!) il vincolo di fiducia sotteso al rapporto di lavoro».
In seguito, nel riesame del ricorso, il tribunale di Nola ha confermato il primo giudizio. In questa motivazione si legge che le manifestazioni messe in atto: «hanno travalicato i limiti del diritto di critica e si sono tradotte in azioni recanti un grave pregiudizio all’onore e alla reputazione della società resistente, arrecando alla stessa, in ragione della diffusione mediatica che esse hanno ricevuto, anche un grave nocumento all’immagine».
Ritengo che queste parole – dato che le sentenze non si discutono – meritino unanalisi spassionata per trarne un ammaestramento non solo sullo specifico dell’accaduto ma anche di carattere generale e persino universale. L’azienda ritiene che l’azione drammatica della messa in scena di un suicidio in effigie rechi nocumento all’immagine, pregiudizio all’onore, alla reputazione e nuovamente nocumento morale.
Il suicidio reale, carnale, tragico e «violento» di tre esseri umani invece non recherebbe, a quanto pare, danno di sorta al buon nome dell’azienda. Forse i vertici ritengono essere quei suicidi indipendenti dalle condizioni lavoro, dalla cassa integrazione, dallo stillicidio dell’erosione continua dei diritti sociali, dal peggioramento inarrestabile delle prospettive di vita, forse si tratta di un’epidemia suicidaria dovuta all’insostenibile pressione del benessere come in Svezia, visto che il numero di suicidi nel reparto di Nola di quella leggendaria azienda ex vanto dell’italico genio ex italico, pare essere di cento volte superiore alla media nazionale.
Il capo della Fca, imprenditore, pare non cogliere il senso di un suicidio reale quando è causato da disperanti e umilianti condizioni di vita. Mi permetto di suggerirgliene uno servendomi del linguaggio usato da un suo collega meno fortunato di lui che si è tolto la vita a seguito dei morsi della crisi che lo ha rovinato. Ai familiari ha lasciato uno scritto lapidario per spiegare le ragioni del suo gesto: la dignità è più importante della vita!. Dovrebbe essere semplice da capire, la vita senza dignità cessa di essere tale per diventare sopravvivenza.
Da noi in Italia non c’è stato un dibattito serrato, profondo e diffuso sul concetto di dignità come è accaduto invece in Germania a partire dalla redazione della Costituzione pensata e ratificata
all’indomani della micidiale esperienza nazista. Il primo articolo di quella carta recita: «Die Würde des Menschen ist unantastbar. Sie zu achten und zu schützen ist Verpflichtung aller staatlichen Gewalt». (La dignità umana è intangibile. Rispettarla e proteggerla è obbligo di ogni potere statale). Ecco quale è il primo è fondante merito della giustizia sociale come del resto proclama anche il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
L’attacco portato allo statuto dei lavoratori è un attacco all’idea stessa di dignità del lavoratore nel lavoro e nella vita. È da qui che è necessario ripartire chiedendoci «se questo è un operaio», che è privato dei diritti, che vive sotto ricatto, a cui non è concesso di progettare la propria esistenza e di costruire un futuro migliore per i propri figli, che non può neppure protestare con il legittimo linguaggio della provocazione concesso ad ogni disegnatore satirico, a cui per non perdere il posto si chiede di accettare la condanna alla disperazione senza alzare la testa, come l’ultimo dei servi.
© 2016 IL NUOVO MANIFESTO SOCIETÀ COOP. EDITRICE


 

L’omicidio di Ahmed e il precedente del dirigente che “incita” (video)

http://contropiano.org/news/politica-news/2016/09/16/lomicidio-ahmed-video-083545

 


Libia, la grande spartizione  
Petrolio, immense riserve d’acqua, miliardi di fondi sovrani. Il bottino sotto le bombe
 
Manlio Dinucci
 

«L'Italia valuta positivamente le operazioni aeree avviate oggi dagli Stati uniti su alcuni obiettivi di Daesh a Sirte. Esse avvengono su richiesta del Governo di Unità Nazionale, a sostegno delle forze fedeli al Governo, nel comune obiettivo di contribuire a ristabilire la pace e la sicurezza in Libia»: questo il comunicato diffuso della Farnesina il 1° agosto.  

Alla «pace e sicurezza in Libia» ci stanno pensando a Washington, Parigi, Londra e Roma gli stessi che, dopo aver destabilizzato e frantumato con la guerra lo Stato libico, vanno a raccogliere i cocci con la «missione di assistenza internazionale alla Libia». L’idea che hanno traspare attraverso autorevoli voci. Paolo Scaroni, che a capo dell’Eni ha manovrato in Libia tra fazioni e mercenari ed è oggi vicepresidente della Banca Rothschild, ha dichiarato al Corriere della Sera che «occorre finirla con la finzione della Libia», «paese inventato» dal colonialismo italiano. Si deve «favorire la nascita di un governo in Tripolitania, che faccia appello a forze straniere che lo aiutino a stare in piedi», spingendo Cirenaica e Fezzan a creare propri governi regionali, eventualmente con l’obiettivo di federarsi nel lungo periodo. Intanto «ognuno gestirebbe le sue fonti energetiche», presenti in Tripolitania e Cirenaica. 

È la vecchia politica del colonialismo ottocentesco, aggiornata in funzione neocoloniale dalla strategia Usa/Nato, che ha demolito interi Stati nazionali (Jugoslavia, Libia) e frazionato altri (Iraq, Siria), per controllare i loro territori e le loro risorse. La Libia possiede quasi il 40% del petrolio africano, prezioso per l’alta qualità e il basso costo di estrazione, e grosse riserve di gas naturale, dal cui sfruttamento le multinazionali statunitensi ed europee possono ricavare oggi profitti di gran lunga superiori a quelli che ottenevano prima dallo Stato libico. Per di più, eliminando lo Stato nazionale e trattando separatamente con gruppi al potere in Tripolitania e Cirenaica, possono ottenere la privatizzazione delle riserve energetiche statali e quindi il loro diretto controllo.  

Oltre che dell’oro nero, le multinazionali statunitensi ed europee vogliono impadronirsi dell’oro bianco: l’immensa riserva di acqua fossile della falda nubiana, che si estende sotto Libia, Egitto, Sudan e Ciad. Quali possibilità essa offra lo aveva dimostrato lo Stato libico, costruendo acquedotti che trasportavano acqua potabile e per l’irrigazione, milioni di metri cubi al giorno estratti da 1300 pozzi nel deserto, per 1600 km  fino alle città costiere, rendendo fertili terre desertiche. 

Agli odierni raid aerei Usa in Libia partecipano sia cacciabombardieri che decollano da portaerei nel Mediterraneo e probabilmente da basi in Giordania, sia droni Predator armati di missili Hellfire che decollano da Sigonella. Recitando la parte di Stato sovrano, il governo Renzi «autorizza caso per caso» la partenza di droni armati Usa da Sigonella, mentre il ministro degli esteri Gentiloni precisa che «l'utilizzo delle basi non richiede una specifica comunicazione al parlamento», assicurando che ciò «non è preludio a un intervento militare» in Libia. Quando in realtà l’intervento è già iniziato: forze speciali statunitensi, britanniche e francesi – confermano il Telegraph e Le Monde – operano da tempo segretamente in Libia per sostenere «il governo di unità nazionale del premier Sarraj». 

Sbarcando prima o poi ufficialmente in Libia con la motivazione di liberarla dalla presenza dell’Isis, gli Usa e le maggiori potenze europee possono anche riaprire le loro basi militari, chiuse da Gheddafi nel 1970, in una importante posizione geostrategica all’intersezione tra Mediterraneo, Africa e Medio Oriente. Infine, con la «missione di assistenza alla Libia», gli Usa e le maggiori potenze europee si spartiscono il bottino della più grande rapina del secolo: 150 miliardi di dollari di fondi sovrani libici confiscati nel 2011, che potrebbero quadruplicarsi se l’export energetico libico tornasse ai livelli precedenti. 

Parte dei fondi sovrani, all’epoca di Gheddafi, venne  investita per creare una moneta e organismi finanziari autonomi dell’Unione Africana. Usa e Francia – provano le mail di Hillary Clinton – decisero di bloccare «il piano di Gheddafi di creare una moneta africana», in alternativa al dollaro e al franco Cfa. Fu Hillary Clinton – documenta il New York Times – a convincere Obama a rompere gli indugi. «Il Presidente firmò un documento segreto, che autorizzava una operazione coperta in Libia e la fornitura di armi ai ribelli», compresi gruppi fino a poco prima classificati come terroristi, mentre il Dipartimento di stato diretto dalla Clinton li riconosceva come «legittimo governo della Libia». Contemporaneamente la Nato sotto comando Usa effettuava l’attacco aeronavale con decine di migliaia di bombe e missili, smantellando lo Stato libico, attaccato allo stesso tempo dall’interno con forze speciali anche del Qatar (grande amico dell’Italia). Il conseguente disastro sociale, che ha fatto più vittime della guerra stessa soprattutto tra i migranti, ha aperto la strada alla riconquista e spartizione della Libia. 
 
(il manifesto, 3 agosto 2016)

 



COMUNICATO STAMPA

Il 29 Gennaio 2016 l'ASIU SpA ha presentato alla Regione Toscana la domanda con cui iniziava il procedimento di VIA-AIA per l'avvio della ”4° variante alle opere di chiusura della discarica di Ischia di Crociano nel Comune di Piombino”. Il procedimento non si è concluso nei 150 giorni previsti, e si ha notizia che la conferenza dei servizi in merito è riconvocata per il 25 luglio. A breve la società ASIU SpA metterà in vendita le proprie azioni e confluirà in Rimateria SpA. Da notare che l'assetto societario di Rimateria prevede una larga presenza di capitale privato (60%, a fronte del 35% dei Comuni di Piombino, Campiglia e San Vincenzo); ancora "in sospeso" il 5% ex Lucchini A.S. I Comuni di Castagneto Sassetta e Suvereto restano fuori,  in modo che oggettivamente s'indebolisce la compagine pubblica. Sembra che finora si siano fatte avanti invece aziende tedesche operanti nel ciclo delle scorie industriali, ma nessun imprenditore locale, né SEI Toscana, né Sales, nè Aferpi. La sensazione è dunque che, con un tale assetto societario, Rimateria obbedirà a logiche prevalentemente di mercato e business, importando rifiuti - per risanare i 20 milioni di debito Asiu?  -, piuttosto che occuparsi delle indispensabili bonifiche del SIN piombinese (le quali creerebbero la prevista ricaduta in termini di posti di lavoro per gli operai dell'indotto) e del connesso riciclo di materiali.

Tali opere prevedevano: ampliamento del volume totale di 400.000 mc, da riempire entro il 2018, attraverso sia la sopraelevazione della discarica che appoggiandosi ad una ex discarica Lucchini. Dello spazio previsto 70000 mc saranno dedicato ai rifiuti pericolosi, 70000 mc all'amianto compatto. Il quarto rinvio delle opere di chiusura di una discarica che nel progetto iniziale era stata dimensionata a 10 metri di altezza e che con l'ampliamento supererà i 30 metri è giustificato dal voler mettere i nuovi spazi al servizio delle bonifiche dell'area industriale di Piombino e comunque, sostiene l'ASIU, le modifiche non cambieranno l'impatto ambientale della discarica. Alcuni cittadini ed associazioni hanno ritenuto queste affermazioni non sufficientemente dimostrate, da qui le nostre 11 osservazioni inviate a suo tempo alla Regione. Controllando sul sito web della Regione Toscana abbiamo potuto leggere le “Controdeduzioni” elaborate da ASIU alle osservazioni da noi avanzate. Premesso che la risposta alle osservazioni spettano alla Regione, con questo comunicato stampa vogliamo rilevare solo alcune delle affermazioni contenute nelle controdeduzioni ASIU che ci hanno allarmato.

Nella osservazione numero 2 sottolineavamo la pericolosità dell'amianto compatto (classificato dall'Europa tra i rifiuti pericolosi) e l'impatto negativo che poteva avere data la vicinanza della discarica ad abitazioni civili.  Asiu fa riferimento alle ventennali  "esperienze dei consulenti Asiu"  per rassicurare circa la pericolosità dell'amianto compatto. Facciamo rilevare che proprio il PRB approvato nel 2014 dalla Regione Toscana afferma (a pag. 10 dell'Allegato di Piano-4-) tra i criteri che escludono la possibilità di istallare una discarica come la nostra indica:

“26. Aree con presenza di centri abitati, secondo la definizione del vigente codice della strada, che non possono garantire il permanere di una fascia di rispetto di 500 metri fra il perimetro del centro abitato e il perimetro dell’impianto;”. Sempre nella stessa pagina, si individua tra i criteri penalizzanti l'essere in zona a pericolo idraulico medio. Ambedue questi aspetti negativi caratterizzano la nostra discarica! Ancora nella stessa legge troviamo:"Per le discariche di rifiuti pericolosi e non pericolosi che accettano rifiuti contenenti amianto, deve essere oggetto di specifico studio, al fine di evitare qualsiasi possibile trasporto aereo delle fibre, la distanza dai centri abitati in relazione alla direttrice dei venti dominanti. Tale direttrice è stabilita sulla base di dati statistici significativi dell'intero arco dell'anno e relativi ad un periodo non inferiore a 5 anni". La legge Toscana PRB del 2014 è richiamata da ASIU SpA solo per le parti che giustificano il piano ed ignorata quando lo mettono fortemente in dubbio. 

Nella osservazione 6 facevamo riferimento alle norme indicate dalla Regione Lombardia in merito alle prescrizioni di sicurezza da adottare nelle discariche che hanno celle dedicate al cemento-amianto per tutelare l'ambientale e i lavoratori. Elencavamo alcuni accorgimenti tecnici ed impiantistici che tale legge indicava e che erano del tutto assenti nel progetto ASIU. Nella controdeduzione 6 ASIU  fa riferimento a norme Nazionali e evidenzia che la Legge Regionale da noi citata è stata abrogata dal Tar della Lombardia nel Marzo 2016, ASIU continua affermando che tali norme ed impianti avrebbero senso se si trattasse amianto friabile. Giova ricordare che tale legge varata nel 2014 e riportata nel Bollettino Ufficiale N41, Serie Ordinaria-Venerdì 10 Ottobre 2014 della Regione Lombardia da pag.28 a pag.30 riguardava:” discariche per rifiuti non pericolosi monorifiuto o con cella appositamente ed esclusivamente dedicata ai rifiuti costituiti da materiali da costruzione contenenti amianto (RCA) legato in matrice cementizia o resinoide identificati dal CER 170605* sotto forma di lastre, tubazioni, travi, isolanti, guarnizioni e altre forme commerciali meno frequenti derivanti da materiali contenenti amianto in matrice compatta.”. Riguardava quindi un discarica che intende creare una cella per amianto compatto proprio come la nostra!!E non è riferita ad amianto friabile. Abbiamo nuovamente una sottovalutazione del pericolo costituito dall'amianto anche in forma compatta. Ma quello che ci ha veramente sorpreso è che si faccia riferimento ad una sentenza del TAR lombardo per rifiutare di considerare le indicazioni contenute in una una legge fatta per garantire ambiente e lavoratori e prescriveva i requisiti tecnici minimi. Il TAR ha stabilito che non c'è un generale potere regionale di stabilire livelli di tutela più elevati di quelli dettati dalla normativa statale. Il ricorso era stato fatto da una ditta che gestisce e costruisce discariche per rifiutare le prescrizioni che la Regione Lombardia aveva indicato  relativamente alle caratteristiche costruttive di una discarica vicino a Brescia. In sostanza l'amministratore pubblico (ASIU) che dovrebbe avere interesse a tutelare la salute pubblica e quella dei propri lavoratori ha scelto il punto di vista del privato che tende sempre a risparmiare su investimenti che tutelano la salute dei lavoratori. Le controdeduzioni ASIU che non possiamo qui esaminare per esteso ci lasciano molto perplessi, la discarica la cui nascita è giustificata dalla necessità di mettersi al servizio delle bonifiche locali, se dovrà essere riempita entro il 2018 secondo il piano presentato alle banche, accoglierà materiali pericolosi provenienti da fuori zona, come già sta avvenendo, ed anche per la sicurezza ambientale, dei cittadini e dei lavoratori ASIU  permangono molti dubbi. Aspettiamo le risposte della Regione.

Associazioni: Lavoro salute dignità, Restiamo umani; Gruppo residenti Colmata

 

PIOMBINO, SABATO PROSSIMO, 28 MAGGIO, ORE 15, CENTRO GIO'

 
Bonifiche e discarica: perché e per che cosa? Parliamo di amianto, rifiuti pericolosi, lavoro, economia, salute

Siamo convinti che le bonifiche dell'area industriale di Piombino - dopo decenni di incuria da parte delle aziende titolari degli impianti e delle autorità responsabili dei controlli - siano assolutamente indispensabili. Sono indispensabili in primo luogo per la costruzione dei nuovi impianti Aferpi: senza bonifiche non potranno, infatti, partire nemmeno i lavori di reindustrializzazione. Sono indispensabili per salvaguardare gli operai che lavorano a contatto di sostanze non ancora neppure adeguatamente classificate, tra cui alcune sicuramente pericolose. Sono indispensabili per i lavoratori dell'indotto, ai quali è stato promesso che nelle bonifiche troveranno uno sbocco occupazionale. Sono indispensabili per la salute dei residenti di Piombino, a cominciare da quelli dei quartieri più prossimi all'area industriale (Colmata, Cotone, Poggetto...), e per la complessiva riqualificazione ambientale e diversificazione economica (agricoltura e turismo di qualità). Le bonifiche non possono quindi risolversi in una generica tombatura superficiale, come invece sembrano proporsi Aferpi, e lo stesso Comune di Piombino, per le aree di rispettiva competenza, in ossequio a una mera, inefficace logica economicista.

Siamo convinti, inoltre, che l'ampliamento della discarica di Ischia di Crociano debba essere al servizio delle bonifiche del nostro territorio e debba accogliere tutti quei materiali che non possono essere riciclati. Tale ampliamento inoltre non dovrà essere fonte di pericolo per l'ambiente e la salute: in questa logica abbiamo inviato alla Regione Toscana 11 "Osservazioni" sul progetto della discarica, a proposito delle quali siamo in attesa di risposta. Nello stesso tempo riteniamo che i volumi della  discarica debbano essere giustificati dalle esigenze del nostro territorio.

Per discutere di questo, e molto altro, stiamo organizzando un incontro pubblico, che si terrà nel pomeriggio del 28 maggio al Cantro Giovani di Piombino. Ad esso sono invitati i lavoratori e i cittadini; i Sindaci e i Capigruppo consiliari dei Comuni della Val di Cornia; l'Autorità portuale; i Presidenti di Rimateria e di Asiu; le Organizzazioni sindacali e le Associazioni; l'Arpat e l'ASL; affinché si esprimano e contribuiscano così ad operare le scelte migliori, anche attraverso questa occasione di democrazia partecipata. Fino ad ora hanno confermato la propria presenza il Sindaco di Suvereto, il Presidente di Rimateria, la Rsu Asiu, la Cisl, il WWF, Un'altra Piombino, Rifondazione comunista, Sinistra ecologia libertà, Udc. Minoranza sindacale-Camping CIG aderisce all'iniziativa.


organizzano: Un gruppo di Cittadini di Colmata; Associazioni: Lavoro Salute Dignità, Legambiente, Restiamo Umani, Ruggero Toffolutti contro le morti sul lavoro.
 

Saranno presenti anche: il Sindaco di Piombino Massimo Giuliani e l'assessore Marco Chiarei; Luciano Gabrielli e David Romagnani della segreteria provinciale Fiom-Cgil

 

 

http://www.stileliberonews.org/bonifiche-e-discarica-perche-e-per-che-cosa/

http://www.pisorno.it/bonifiche-e-discarica-perche-e-per-che-cosa-28-maggio-al-centro-giovani-di-piombino/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork

http://www.pisorno.it/bonifiche-e-discarica-perche-per-che-cosa-lincontro-pubblico-del-28-maggio-a-piombino/

http://www.pisorno.it/variante-opere-chiusura-discarica-ischia-di-crociano-nel-comune-di-piombino-i-comitati-aspettiamo-le-risposte-della-regione/

 

TRACCE AUDIO

1 GianardiMatteoni.m4a

2 Bruschi.m4a

3 Carletti.m4a

4 Ricucci Gelichi.m4a

5 Fusco.m4a

 

6 Pasquini.m4a

7 Recording_139.m4a

8 Caramassi.m4a

9 Gottini.m4a

10 Nigro.m4a

11 MChiarei.m4a

12 Pappalardo.m4a

13 Callaioli.m4a

14 Giuliani.m4a

15 Martelloni.m4a

16 Barsotti.m4a

17 Gchiarei.m4a

18 Quinti.m4a

19 Preziosi.m4a

20 Massarri_Conclusione.m4a

 

 

 

 

 


 

 

 


 

 

 

 

Domenica 24 aprile alle 23, troviamoci a cantare Bella ciao in piazza Cappelletti..Per i bimbi che le guerre continuano a strappare al girotondo del mondo. Per le persone coraggiose che c'hanno lasciato una grande eredità che spesso non sappiamo coltivare.
Salutiamo insieme la festa della Liiberazione. Perchè non è e non deve essere un giorno come un altro.
Alla seconda edizione dell'incontro proposto dalle associazioni Ruggero Toffolutti e Restiamo umani, hanno aderito finora Uisp, Arci, Spirito Libero, Fiom, Centro soci Coop, Associazione Mazziniani italiani e i musicisti Lisa Cini, Massimo Panicucci e Federico Botti.
Letture di Mauro Carrara, Francesca Palla e Claudio Valacchi.

 

 

 

 


L’arte della guerra
I predatori della Libia

Manlio Dinucci
 

«La Libia deve tornare a essere un paese stabile e solido», twitta da Washington il premier Renzi, assicurando il massimo sostegno al «premier Sarraj, finalmente a Tripoli». Ci stanno pensando a Washington, Parigi, Londra e Roma gli stessi che, dopo aver destabilizzato e frantumato con la guerra lo Stato libico, vanno a raccogliere i cocci con la «missione di assistenza internazionale alla Libia».

L’idea che hanno traspare attraverso autorevoli voci. Paolo Scaroni, che a capo dell’Eni ha manovrato in Libia tra fazioni e mercenari ed è oggi vicepresidente della Banca Rothschild, dichiara al Corriere della Sera che «occorre finirla con la finzione della Libia», «paese inventato» dal colonialismo italiano. Si deve «favorire la nascita di un governo in Tripolitania, che faccia appello a forze straniere che lo aiutino a stare in piedi», spingendo Cirenaica e Fezzan a creare propri governi regionali, eventualmente con l’obiettivo di federarsi nel lungo periodo. Intanto «ognuno gestirebbe le sue fonti energetiche», presenti in Tripolitania e Cirenaica.

Analoga l’idea esposta su Avvenire da Ernesto Preziosi, deputato Pd di area cattolica: «Formare una Unione libica di tre Stati – Cirenaica, Tripolitania e Fezzan – che hanno in comune la Comunità del petrolio e del gas», sostenuta da «una forza militare europea ad hoc».

 È
la vecchia politica del colonialismo ottocentesco, aggiornata in funzione neocoloniale dalla strategia Usa/Nato, che ha demolito interi Stati nazionali (Jugoslavia, Libia) e frazionato altri (Iraq, Siria), per controllare i loro territori e le loro risorse.

La Libia possiede quasi il 40% del petrolio africano, prezioso per l’alta qualità e il basso costo di estrazione, e grosse riserve di gas naturale, dal cui sfruttamento le multinazionali statunitensi ed europee possono ricavare oggi profitti di gran lunga superiori a quelli che ottenevano prima dallo Stato libico. Per di più, eliminando lo Stato nazionale e trattando separatamente con gruppi al potere in Tripolitania e Cirenaica, possono ottenere la privatizzazione delle riserve energetiche statali e quindi il loro diretto controllo.  

Oltre che dell’oro nero, le multinazionali statunitensi ed europee vogliono impadronirsi dell’oro bianco: l’immensa riserva di acqua fossile della falda nubiana, che si estende sotto Libia, Egitto, Sudan e Ciad. Quali possibilità essa offra lo aveva dimostrato lo Stato libico, costruendo acquedotti che trasportavano acqua potabile e per l’irrigazione, milioni di metri cubi al giorno estratti da 1300 pozzi nel deserto, per 1600 km  fino alle città costiere, rendendo fertili terre desertiche.

Sbarcando in Libia con la motivazione ufficiale di assisterla e liberarla dalla presenza dell’Isis, gli Usa e le maggiori potenze europee possono anche riaprire le loro basi militari, chiuse da Gheddafi nel 1970, in una importante posizione geostrategica all’intersezione tra Mediterraneo, Africa e Medio Oriente.

Infine, con la «missione di assistenza alla Libia», gli Usa e le maggiori potenze europee si spartiscono il bottino della più grande rapina del secolo: 150 miliardi di dollari di fondi sovrani libici confiscati nel 2011, che potrebbero quadruplicarsi se l’export energetico libico tornasse ai livelli precedenti. I fondi sovrani, all’epoca di Gheddafi investiti per creare una moneta e organismi finanziari autonomi dell’Unione Africana (ragione per cui fu deciso di abbattere Gheddafi, come risulta dalle mail della Clinton), saranno usati per smantellare ciò che rimane dello Stato libico.

Stato «mai esistito» perché in Libia c’era solo una «moltitudine di tribù», dichiara Giorgio Napolitano, convinto di essere al Senato del Regno d’Italia.
 
(il manifesto, 5 aprile 2016)

Sullo stesso argomento vedi “La notizia” su Pandora TV  http://www.pandoratv.it/?p=7166

 



 

Articolo ed alcune fotografie dell'occasione..

 

 

SABATO 12-3-2016 PRESIDIO DI FRONTE ALLA BASE DI CAMP DARBY

LISTA APERTA PROMOTORI LOCALI

Rete dei Comunisti - Partito Comunista dei Lavoratori - Partito della Rifondazione Comunista - Eurostop Toscana - Ross@ Pisa - Circolo agorà - La Rossa Lari - USB federazione di Pisa - Progetto Rebeldìa - Una Citta' in Comune Pisa - Giovani Comunisti Prc Pisa - Il Sindacato e' un' altra cosa Pisa - Cobas Pisa - Comitato livornese No guerra No Nato - Laboratorio per un futuro senza guerre Viareggio - Unione Inquilini Pisa - Movimento Liberazione Popolare programma 101 - CSOA Casa Rossa Massa - Comitato Fermiamo la guerra Firenze - Assemblea fiorentina contro la guerra e la Nato - Statunitensi contro la guerra Firenze - RS
U Ateneo fiorentino -FLC CGIL Università di Firenze - Coordinamento Basta morti nel Mediterraneo Firenze - Archivi della Resistenza Circolo Edoardo Bassignani- Coordinamento antifascista antirazzista aretino- Collettivo Licio Nencetti Arezzo; ...

Invitiamo tutte le realtà pacifiste, antimperialiste e antifasciste a comunicare la propria adesione all'indirizzo toscanacontrolaguerra@gmai
l.com o ai numeri di telefono 3384014989 - 3460126412

Di seguito l'appello nazionale che lancia la mobilitazione del 12 marzo di fronte alle basi militari:

MOBILITIAMOCI IL 12 MARZO IN TUTTO IL PAESE

Il nostro paese è in guerra. Questo è il primo fatto chiaro che va denunciato e su cui vogliamo chiamare alla mobilitazione per rompere il muro di bugie della propaganda del circo mediatico di regime.

Siamo in guerra, assieme alla NATO e a tutto il cosiddetto Occidente, da 25 anni. Nonostante i milioni di morti, le devastazioni e le migrazioni bibliche provocate da questi interventi, il nostro come gli altri governi progettano e organizzano nuove imprese militari. Queste nuove imprese sono però inserite in un quadro diverso, nella Grande Crisi che attraversa il mondo da quasi dieci anni, nelle crescenti frizioni che questa crisi sta determinando tra poli e blocchi mondiali. Non sono più semplicemente guerre neocoloniali di espansione e stabilizzazione, ma si stanno trasformando in guerre di egemonia e sopravvivenza. In questo contesto, in questa competizione tra potenze, si determinano le guerre per procura successive alle primavere arabe: il massacro siriano, l’espansione dell’IS, la frammentazione della Libia, con i suoi fronti confusi e sempre in cambiamento.

La loro guerra, come dimostrano i fatti di Parigi, torna anche nelle nostre città, nella nostre strade, nei nostri luoghi di ritrovo. Le loro guerre non solo producono miseria, morte e sconvolgimenti sociali che sono la causa dell'esodo migratorio, ma stanno rendendo l'Europa e il nostro paese una caserma autoritaria, dove gli spazi di libertà e di agibilità democratica vengono drasticamente ridotti. La Francia ha costituzionalizzato uno stato d'emergenza che colpisce libertà fondamentali, nate in quel paese. Paese ove ora per legge si toglie la cittadinanza a chi è accusato di terrorismo e ha origini etniche e religione diverse da quelle dei cittadini "puri". Torna in Europa così il razzismo di stato, mentre in Danimarca per legge si rapinano i profughi scesi dai barconi e la Svezia si prepara ad espellere, cioè a deportare verso fame e morte, 80000 Migranti.

L'Unione Europea in guerra produce orrore e lo usa per giustificare sia la distruzione della democrazia sia le politiche di austerità. Si possono sforare i criminali vincoli del fiscal compact per comprare armi, ma non per costruire ospedali o scuole. UE e Nato, austerità e guerra sono oramai la stessa cosa.

Noi esprimiamo solidarietà e sostegno a tutti i popoli oppressi in lotta, a partire da quello curdo e palestinese, ma rifiutiamo la guerra e il coinvolgimento del nostro paese in essa.

Invece la decisione del governo Renzi di preparare e prima o poi fare la guerra in Libia ci espone a tutti i rischi terribili che abbiamo visto realizzarsi in altri paesi. Sempre più pesanti e costose sono le nostre missioni militari all'estero, da ultima quella di 1000 militari in Iraq, anche a protezione di affari privati. Intanto il nostro territorio viene militarizzato e avvelenato dagli strumenti di guerra. Si installano nuove terribili bombe termonucleari, si installano radar nocivi, si inquinano intere aree, si organizzano esercitazioni che mettono in prima linea intere città. Si comprano bombardieri e altre armi di distruzioni di massa mentre le si commercia in tutto il mondo.

Tutto il nostro paese è sempre più coinvolto nei danni, nei costi e nei nuovi crescenti rischi della guerra. Per questo bisogna mobilitarsi prima che si troppo tardi, per fermare la guerra e le politiche di distruzione della democrazia e dei diritti sociali che l'accompagnano. Bisogna farlo con tutta la forza e la determinazione possibili nel caso in cui l'Italia fosse per la quinta volta nella sua storia trascinata in una sciagurata guerra in Libia. Ma in ogni caso bisogna costruire una resistenza che risponda all'assuefazione alla guerra che ci stanno somministrando.

È necessaria una mobilitazione diffusa e permanente contro la guerra esterna e contro la guerra sociale interna che banche, multinazionali, interessi industrial militari vogliono imporci. Bisogna che l'Italia esca dalla NATO, alleanza che oggi non ha più alcuna giustificazione politica e morale.

Manifestiamo per :

-La fine immediata di ogni partecipazione italiana alle guerre in corso, con il ritiro delle truppe da esse e il ripristino dell'articolo 11 della Costituzione.

-Lo smantellamento delle basi e delle servitù militari, il rispetto del trattato di non proliferazione nucleare, la fine del commercio delle armi.

-L'uscita dell'Italia dalla Nato e da ogni alleanza di guerra. L'Italia deve diventare un paese neutrale per contribuire alla pace.

-La fine delle politiche persecutorie e xenofobe contro i migranti.

-La fine delle politiche di austerità e del sistema di potere UE che le impone.

-La cancellazione delle leggi sicuritarie che in tutta Europa nel nome della guerra al terrorismo stan costruendo uno stato di polizia.

IL 12 MARZO IN TUTTA ITALIA MANIFESTIAMO CONTRO LA GUERRA DI FRONTE ALLE BASI E ALLE SEDI DELLA GUERRA

COORDINAMENTO CONTRO LA GUERRA, LE LEGGI DI GUERRA, LA NATO

PROMOTORI

Aldo Silvano Giai , Nicoletta Dosio, Fulvio Perini, Alberto Perino, Bianca Riva, Cellerina Cometto, Mira Mondo, Eugenio Cantore, Eleonora Cane, Claudio Cancelli, Valentina Cancelli, Domenico Bruno, Franco Olivero Fugera, Italo Di Sabato, Valentina Colletta, Emanuele D'Amico, Danilo Ruggieri, Manuela Palermi, Ernesto Screpanti, Nella Ginatempo, Fabio Frati, Fabrizio Tomaselli, Stefano Zai, Giorgio Cremaschi, Gianpietro Simonetto, Emiddia Papi, Mauro Casadio, Aldo Romaro, Paola Palmieri, Francesco Olivo, Michele Franco, Sergio Cararo, luigi Marinelli, Franco Russo, Ugo Boghetta, Sandro Targetti, Bruno Steri, Leonardo Mazzei, Francesco Piccioni, Marco Santopadre, Selena Difrancescoantonio, Marco Tangocci, Giovanni Bacciardi, Vasapollo Luciano, Valter Lorenzi, Antonio Allegra, Dino Greco, Beppe Corioni, Moreno Pasquinelli, Guido Lutrario, Loretta Napoleoni, Gualtiero Alunni, Anastasi Dafne, Nico Vox, Carlo Formenti, Dario Filippini, Antonella Stirati, Maria Pia Zanni, Lorenzo Giustolisi, Sabino Derazza, Enzo Miccoli, Loredana Signorile, Mara Manzari, Roberto Vallocchia, Monica Natali, Luca Massimo Climati, Laura Scappaticci, Patrick Boylan, Sergio Bellavita, Ezio Gallori,

Movimento NO TAV, Piattaforma Sociale Eurostop, Unione sindacale di Base, Centro Sociale 28 Maggio Brescia, Ross@, Campagna Noi Restiamo, Fronte Popolare, Noi Saremo Tutto, City Strike Genova NST, Collettivo Putilov Firenze, Rete NoWar, Economia per i Cittadini, Contropiano, Partito Comunista d’Italia, Rifondazione comunista Molfetta, Programma 101, Rete dei Comunisti, Associazione per la ricostruzione del Partito Comunista, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Comunista dei Lavoratori, NO MUOS Milano, Comitato Difesa Sociale Cesena, Circolo agorà di Pisa, Comitato NO GUERRA NO NATO Brescia, Area Opposizione Cgil, Sinistra Anticapitalista, Carc.

                                                    

L'Associazione Restiamo Umani invita a partecipare alla riunione contro la nuova guerra di Libia in preparazione anche da parte del governo italiano, riunione che si svolgerà martedì prossimo, 16 febbraio alle 17 presso il Centro Giò, Piombino. 


Sono invitate tutte le persone, le realtà associative e culturali, le forze sociali e politiche, le comunità dei migranti e quelle religiose, che condividono il nostro pensiero contro la guerra del terrorismo e contro il terrorismo della guerra, per la solidarietà con i migranti e la pace disarmata nella giustizia fra i popoli. 

Scopo della riunione, costruire insieme una iniziativa pubblica su questi temi a Piombino.

Associazione Restiamo Umani
 
www.restiamoumani.it 

 

GIORGIO CREMASCHI - Fuori dalla quinta guerra di Libia, fuori dalla NATO
http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/02/02/giorgio-cremaschi-fuori-dalla-quinta-guerra-di-libia-fuori-dalla-nato/

 

LIBIA. UN INTERVENTO MILITARE RINFORZEREBBE L’ORGANIZZAZIONE DELLO STATO ISLAMICO
http://anticapitalista.org/2016/02/11/libia-un-intervento-militare-rinforzerebbe-lorganizzazione-dello-stato-islamico/

Tredici anni fa, il 15 febbraio 2003, alla vigilia dell’attacco all’Iraq, più di venti milioni di persone inondarono le piazze di molte città del mondo per dire no alla guerra, no a tutte le guerre. Roma vide la manifestazione più grande, tre milioni di persone. Ancora una volta i governi, compreso quello italiano, non ascoltarono la voce dei cittadini. Per tredici anni abbiamo visto la guerra, il terrorismo, la violenza crescere nel mondo in una spirale che sembra senza fine. I cittadini dovrebbero oggi far sentire ancora più forte la voce della pace, e imporre ai governi di rispettare questa volontà. E’ possibile un mondo in cui gli uomini smettano di uccidersi, sta a tutti e ciascuno di noi costruirlo, certo non ci verrà regalato dai mercanti di morte né dalla politica che ne segue gli interessi.
Gino Strada.

 

 


 

System Change NOT Climate Change

 

 


Guerra utile?

Riprendiamo qui il testo integrale dell'articolo di Rossana Rossanda "Una guerra ingiusta ma utile?" pubblicato il 28 novembre 2015 su «Sbilanciamoci.info» (www.sbilanciamoci.info)

Vedo che la «guerra giusta» di Norberto Bobbio, contro la quale ci eravamo battuti, riappare travestita da guerra «utile», ma non è una gran trovata. Utile per chi? Ogni guerra è sempre utile a una delle due parti in causa, almeno a breve termine, quindi il giudizio di valore va sempre spostato sulla causa del conflitto, mentre il metodo di risolverlo con una guerra va sempre rifiutato.

Ricordiamoci di come apparve la seconda guerra mondiale a Gandhi e a molte parti del mondo non occidentale; se si è contro la guerra, non è possibile una guerra giusta, la guerra va misurata non nei termini dei rapporti di forza che ha prodotto, ma va rifiutata sempre per la quantità di vittime che produce.

Non è semplice, perché - per esempio - io non tendo a definire «ingiusta» la seconda guerra mondiale perché i milioni di morti da ambedue le parti l'hanno subita; eppure, per la mia generazione, sulla vita dei cittadini i governi non dovrebbero aver potere di vita o di morte (come nel caso della soppressione della pena di morte).

In verità, per le guerre questo potere gli è lasciato - e non dovrebbe esserlo con l'argomento per cui Daesh non si potrebbe danneggiare o sconfiggere in altro modo, anche perché si tratta di un nemico diffuso e meno esposto di quanto non sia un paese con il suo stato, con un territorio preciso dove si dispiegano eserciti, fortificazioni, industrie militari, sistemi di trasporto. In realtà, anche Daesh è più presente e concentrato in certi territori e, soprattutto, i mezzi militari gli sono forniti nientemeno che dall'Occidente, al più attraverso la mediazione di un altro paese. Nel caso della Turchia questa mediazione non è necessaria perché nella coalizione internazionale contro Daesh nessun altro stato partecipa alla guerra contro i curdi, che per Ankara sono il principale nemico. Il lancio di un missile turco contro l'aereo militare della Russia, che è in guerra contro Daesh ma non contro i curdi, ne è un segnale minaccioso, tranquillamente sopportato dall'Occidente.

In verità, la guerra nel Medio Oriente ha presentato e presenta sovente, a partire dall'Afghanistan, diversi fronti, anche in parte nascosti, aspetto che non è l'ultima delle sue specificità; essa mette in rilievo le ragioni per cui il più vasto movimento pacifista dei tempi recenti le è nato contro. E non solo i civili ne sono regolarmente le vittime (a ogni attacco, specie aereo) ma, come in tutti i conflitti con una forte componente ideologica, le parti non corrispondono nettamente a un territorio ben definito. Insomma, il carattere particolarmente brutale e non giustificabile delle guerre è qui singolarmente evidente.

La Francia, non contenta del disastro senza via di uscita provocato in Libia dall'ignoranza di Sarkozy, reitera errore e vittime in Siria attirandosi addosso - a proposito di guerre «utili» - l'attacco di quella parte del Daesh come movimento che filtra anche sul territorio dell'Europa occidentale, figlio non soltanto (anche se in buona parte) del disagio sociale, ma di una disperazione più interiorizzata e profonda che ha portato sinora giovani francesi e belgi a concludere le azioni omicide attivando le cinture esplosive e togliendosi la vita. Non ci si racconti che attendevano di essere accolti nell'aldilà da centinaia di vergini vogliose; disperavano della vita in terra, senza nulla che le dia un senso umano o sovrumano. Manca nel nostro mondo il solo elemento in grado di sconfiggere Daesh, cioè un senso umano o oltre umano che non sia il successo nel denaro, che non a caso essi bruciano, o lo spettacolo inteso in senso proprio come distrazione dal reale.

 

Amici e nemici (veri e finti) dello Stato islamico

Dal sito di «Limes», che anticipa alcuni contenuti del nuovo numero in edicola dal 4 dicembre (La strategia della paura), segnaliamo l'ottima cartina che permette di visualizzare chi combatte davvero lo Stato islamico, chi lo sostiene e lo foraggia e chi lo combatte (per finta) oggi, mentre fino a ieri lo ha a vario titolo «sponsorizzato»:

http://www.limesonline.com/amici-e-nemici-dello-stato-islamico/88229

 



 

La necessità di riformare la realtà sanitaria italiana ed anche toscana trova unanimità di consensi, sia tra i cittadini, sia tra gli operatori. La legge che istituì il sistema sanitario nazionale è stata sempre più disattesa in quelle che erano alcune delle sue principali prerogative: prevenzione; equità delle prestazioni verso tutti i cittadini; cura e rieducazione:

  • la prevenzione non trova applicazione sul piano di una vera educazione comportamentale, lasciata ad  iniziative sporadiche e non programmate, per cui alimentazione, alcool, fumo, vita sessuale, uso di sostanze psicotrope , dei farmaci, sempre più spesso sono alla mercé delle mode pubblicitarie; peggio ancora se guardiamo ambiente e salute negli ambienti di lavoro.
     
  • a proposito di equità, con l'introduzione dei tickets, vera tassa sulla malattia, si è di fatto discriminato il malato dal sano, rendendo il primo ....becco e bastonato. E, pure in Toscana, ciò ha dato una notevole spinta a suddividere la sanità pubblica dalla privata , a tutto vantaggio dei privati, dove sempre più è conveniente rivolgersi per chi può permetterselo, soprattutto per abbreviare i tempi biblici degli appuntamenti per visite ed esami presso le strutture pubbliche.
     
  • cura e riabilitazione sono diventati una chimera.


I vari tentativi della Giunta Rossi hanno prodotto solo cortine fumogene. Società della salute , casa della salute, aggregazioni funzionali territoriali, ospedale per intensità di cure, cronic care model, se in alcune realtà regionali hanno mosso qualche passo ed ottenuto dei successi, per la gran parte del territorio sono rimaste sigle sulla carta, specialmente in Val di Cornia. In tale ottica si inserisce l'attuale riforma, la legge regionale n. 28/2015, tesa a ridurre le ASL  a 3 macrozone , senza un reale piano di ristrutturazione che comporti una revisione del rapporto ospedale-territorio, dell'intero percorso che il cittadino ha i diritto di aspettarsi, da quando vuole preservare la sua salute a quando deve prendersene cura perché ammalato.


 
Per non contribuire ad un'ulteriore perdita di tempo, per dire no ad una riforma che non riforma e cominciare invece a ridare centralità alla sanità pubblica, l'associazione Restiamo Umani invita tutti a firmare al più presto la richiesta di referendum per abolire la legge 28/2015  e far sì che abbia successo. Ognuno può farlo presso i banchetti organizzati in città dai promotori, cui va il ringraziamento convinto di Restiamo Umani.

 
Associazione Restiamo Umani www.restiamoumani.it

 



 

Piombino, continua il confronto sulle misure a sostegno dei lavoratori e per il monitoraggio delle condizioni di sicurezza e ambientali.
31 agosto 2015 alle ore 21 le associazioni Legambiente, Lavoro, salute e dignità, Restiamo umani e "Ruggero Toffolutti" incontrano i capigruppo consiliari.
Nella sede dell'associazione "Ruggero Toffolutti" , via XX Settembre, 62. All'angolo per il Castello.

 


NOI SIAMO SOLIDALI CON IL POPOLO GRECO
per l'Europa dei popoli, contro il potere antidemocratico del capitale finanziario (Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, Banca centrale europea...) e i governi europei ad esso asserviti (v. Merkel e non solo): costoro temono il contagio greco! La loro politica ci conduce inesorabilmente alla miseria (vedi privatizzazione di sanità pensioni scuola, di beni comuni come l'acqua...) e alla guerra (vedi Libia, F35... ).

Vogliamo aiutare politicamente e materialmente il popolo greco , che a tutti i popoli d'Europa ha regalato il fondamentale messaggio di democrazia con il suo referendum.

SABATO 18 LUGLIO DALLA 9.30 ALLA 12 PRESSO COOP SALIVOLI, PIOMBINO
RACCOLTA DI GENERI ALIMENTARI E DI BASE, FARMACI DI BASE ECCETERA,
nel quadro della Campagna Internazionale Solidarity4All.

SEL, PRC, STATO D'EMERGENZA, UN'ALTRA PIOMBINO, SÌ-TOSCANA A SINISTRA, L'ALTRA EUROPA CON TSIPRAS, LEGAMBIENTE, ASS. RESTIAMO UMANI, ASS. ITALIA-CUBA
 


FERMIAMO LA STRAGE SUBITO !

SALVARE VITE UMANE, PROTEGGERE LE PERSONE, NON I CONFINI!

http://www.cronachediordinariorazzismo.org/fermiamo-strage-subito-mobilitazione-internazionale/

 


 

SOS-STERMINIO IN MARE

Oltre 900 morti nel Mediterraneo nella notte tra sabato 18 aprile e domenica, a 60 miglia dalle coste libiche. È il più grande sterminio in mare dal dopoguerra. Questo è un giorno di svolta. A partire da oggi occorre mettere la parola urgenza, al posto di emergenza. Bisogna dare alla realtà il nome che merita: siamo di fronte a crimini di guerra e sterminio in tempo di pace.
Il crimine non è episodico ma ormai sistemico, e va messo sullo stesso piano delle guerre e delle carestie acute e prolungate. Il Mar Mediterraneo non smette di riempirsi di morti: cominciò con il naufragio di Porto Palo, il giorno di Natale del 1996, con 283 vittime, seguito tre mesi più tardi dal naufragio della Katër i Radës, in cui oltre cento profughi albanesi annegarono nel canale di Otranto. Lo sterminio dura da almeno 18 anni: più delle due guerre mondiali messe insieme, più della guerra in Vietnam. È indecenza parlare di “cimitero Mediterraneo”. Parliamo piuttosto di 
fossa comune: non c’è lapide che riporti i nomi dei fuggitivi che abbiamo lasciato morire.
Le azioni di massima urgenza che vanno intraprese devono essere, tutte, all’altezza di questo crimine, e della memoria del mancato soccorso nella prima parte del secolo scorso. Non sono all’altezza le missioni diplomatiche o militari in Libia, dove – anche per colpa dell’Unione, dei suoi governi, degli Stati Uniti – non c’è più interlocutore statale. Ancor meno lo sono i blocchi navali, gli aiuti alle dittature da cui scappano i richiedenti asilo, il silenzio sulla vasta destabilizzazione nel Mediterraneo – dalla Siria e l’Iraq  alla Palestina, dall'Egitto al Marocco – di cui l’Occidente è responsabile da anni.

 Le azioni necessarie nell’immediato, eccole:
1. Urge togliere alle mafie e ai trafficanti il monopolio sulle vite e le morti dei fuggitivi, e di conseguenza predisporre vie legali di fuga presidiate dall’Unione europea e dall’Onu. I trafficanti non sono la radice del male, ma un suo sintomo.
2. Urge organizzare e finanziare interventi di ricerca e salvataggio non solo lungo le coste europee ma anche in alto mare, come faceva Mare Nostrum e come ha l’ordine di non fare Triton - anche se rifinanziata. Questo, nella consapevolezza che la stabilizzazione del caos libico non è ottenibile nel breve-medio periodo.
3. Urge che gli Stati europei collaborino lealmente a tale scopo (art. 4 del Trattato dell’Unione), smentendo quanto dichiarato da Natasha Bertaud, portavoce della Commissione di Bruxelles: “Al momento attuale, la Commissione non ha né il denaro né l’appoggio politico per predisporre un sistema di tutela delle frontiere, capace di impegnarsi in operazioni di search and rescue”. Risorse che invece si trovano per operazioni di polizia europea (Mos Maiorum, Amber Light,Jot Mare)  e per le spese militari. Una frase che ha il cupo suono dell’omissione di soccorso: un reato contro la persona, nei nostri ordinamenti giuridici.
4. Occorre che l’Onu stessa decida azioni d’urgenza, e che il Consiglio di sicurezza fronteggi il dramma con una risoluzione. Se i crimini in mare somigliano a una guerra o a carestie nate dal tracollo diffuso di strutture statali nei paesi di transito o di origine, non vanno esclusi interventi dei caschi blu, addestrati per il search and rescue. I soccorsi e gli aiuti agli affamati e sfollati sono una prassi sperimentata delle Nazioni Unite. Sia oggi applicata al Mediterraneo.
5. Occorre rivedere al più presto i regolamenti di Dublino. Con una sentenza del 21 dicembre 2011, la Corte di giustizia europea a Lussemburgo e la Corte europea dei Diritti dell’uomo (Ricorso Sharifi contro Italia e Grecia) pongono come condizione essenziale per procedere al trasferimento l’aver positivamente verificato se il migrante corra il rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Si tratta di un vero e proprio obbligo di derogare ai criteri di competenza enumerati nelle norme di Dublino.
6. Con la medesima tempestività, occorre tener conto che i paesi più esposti ai flussi migratori sono oggi quelli del Sud Europa (Grecia, Italia, Cipro, Malta, Spagna): gli stessi a esser più colpiti, dopo la crisi iniziata nel 2007-2008, da politiche di drastica riduzione delle spese sociali (che  includono l’assistenza e il salvataggio di migranti e richiedenti asilo). Il peso che ingiustamente grava sulle loro spalle va immediatamente alleviato.
7. Occorre pensare a un sistema di accoglienza in Europa che garantisca il diritto fondamentale all’asilo, con prospettive di reinsediamento nei Paesi disponibili, nel rispetto della volontà dei rifugiati.
8. Infine, la questione tempo. È finito il tempo della procrastinazione, e delle ambiguità che essa consente. È dall’ecatombe di Lampedusa che Governi e Parlamenti in Europa preconizzano un’organica cooperazione con i paesi di origine e di transito dei fuggitivi, al fine di “esternalizzare” le politiche di search and rescue e di asilo. Il Commissario all’immigrazione Avramopoulos ha addirittura auspicato una “cooperazione con le dittature”, dunque il ricorso ai respingimenti collettivi (vietati dalla Convenzione di Ginevra sullo statuto dei Rifugiati del 1951, art. 33, e dagli articoli 18 e 19 della Carta europea dei diritti fondamentali). Non c’è tempo per costruire dubbie relazioni diplomatiche – nei cosiddetti processi di Rabat e Khartoum – perché i fuggitivi sono in mare qui e ora, e qui e ora vanno salvati: sia dalla morte, sia dalle mafie che fanno soldi sulla loro pelle e riempiono un vuoto di legalità che l’Unione deve colmare senza più rinvii. È adesso, subito, che bisogna organizzare un’operazione di salvataggio dell’umanità in fuga verso l’Europa. 
 
Primi firmatari: 
Barbara Spinelli, eurodeputato, gruppo GUE-Ngl, Alessandra Ballerini, Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Erri De Luca, Roberta De Monticelli, Maurizio Ferraris, Stefano Galieni, Domenico Gallo, Paul Ginsborg, Daniela Padoan, Francesco Piobbichi, Marta Pirozzi, Annamaria Rivera, Alberto Vannucci, Fulvio Vassallo Paleologo, Guido Viale, Gustavo Zagrebelsky, Libertà e Giustizia

 


 

L'Associazione Restiamo Umani partecipa alla festa del 1° maggio 2015 promossa dall'Associazione “Ruggero Toffolutti” contro le morti sul lavoro

 



Lettera a una madre (1968)


Mamma, 
comprendimi 
fin d'ora: 
dovrai ben comprendermi, 
un giorno, 
anche gli altri dovranno.

M'avresti capita 
di certo 
se fossi fuggita con un amante: 
sei una sentimentale, 
e all'età mia queste fughe 
finiscono in marcia nuziale.

Avresti compreso 
se me ne fossi andata 
perché volevo diventare
una stella 
della televisione 
pagata un milione per sera:

Non me ne sono andata
per guadagnare molti soldi 
né per vivere un romanzo 
rosa: 
ti ho lasciata 
per qualcosa che credo 
sia giusto.
Ascoltami, madre 
della mia infanzia, 
il tuo volto ansioso 
presso il mio letto, 
madre sfinita, madre 
di guai, 
e di commissioni, 
madre piena di preoccupazioni, 
madre di quattro figli 
lunghi da portare, 
madre straniera a tutto 
quello che ero, eppure 
madre che mi capiva 
senza capire.

Non essere dalla parte della polizia, 
dalla parte della borghesia, 
non è la tua parte, quella, 
madre dalla sporta 
pesante, 
dal portamonete 
leggero, 
dalle mani che emanano 
decenni di rigovernatura, 
di spazzatura, di minestra di verdura, 
con le tue paure di moglie 
d'impiegato 
che può essere licenziato 
da un giorno all'altro.


 

Mamma, vorrei parlarti 
come ti parlo di lontano. 
Ti voglio bene, lo sai, 
anche se non tornerò 
mai, mai più, a casa.

Mamma, perdonami 
di non aver sposato 
il ragazzo del quarto piano 
che aveva un bell'avvenire assicurato 
all'Esattoria Comunale. 
Perdonami per la veste nuziale 
che non potrai 
comperarmi. 
Non sono quella 
che sognavi, 
ma non sono nemmeno 
quella che tu piangi.

Sono una figlia 
come tante altre: 
una sconosciuta 
che ti somiglia 
e fa una vita 
che non ti piace.

Siamo tutti così, 
per i genitori, 
ma per ogni figlio 
la propria madre 
è una madre straordinaria.

Mamma, addio, o arrivederci, 
come vorrai. 
Puoi sempre chiamarmi 
da Marion: lei sa 
dove trovarmi. 
Ti voglio bene, mamma, 
come possiamo amare 
oggi: senza commozione 
e senza pietà.
Alba De Cespedes
 

 

I colori dei mestieri

Io so i colori dei mestieri:
sono bianchi i panettieri,
s’alzano prima degli uccelli
e han la farina nei capelli;
sono neri gli spazzacamini,
di sette colori son gli imbianchini;
gli operai dell’officina
hanno una bella tuta azzurrina,
hanno la mani sporche di grasso:
i fannulloni vanno a spasso,
non si sporcano nemmeno un dito,
ma il loro mestiere non è pulito.
Gianni Rodari


Le associazioni Ruggero Toffolutti contro le morti sul lavoro e Restiamo Umani invitano cittadini e associazioni a ritrovarsi in piazza Verdi a Piombino venerdì 24 aprile per salutare la Liberazione cantando insieme Bella Ciao. Appuntamento intorno alle 22,30, al termine dello spettacolo sulla vita della partigiana Norma Parenti, realizzato da Lotus e organizzato dal Comune al Rivellino. Due iniziative distinte, ma in qualche maniera complementari. Cantare insieme Bella ciao sarà pure il modo per “connettersi” idealmente con tante altre persone in giro per l'Italia, che stanno raccogliendo l'invito lanciato sul web da Maso Notarianni.


 
21 aprile 2015

 
Associazione Ruggero Toffolutti contro le morti sul lavoro
 
Associazione Restiamo Umani

 

 



Scarica il file audio mp4

 

 

 

Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) fu un pastore e teologo cristiano protestante tedesco, animatore della chiesa confessante di base antinazista, poeta e scrittore; Bonhoeffer fu impiccato dalla Gestapo per avere partecipato ad uno dei tentativi della Resistenza volto ad eliminare Hitler. Uno dei più limpidi e profondi testimoni del Vangelo nel Novecento.

Ferrario insegna teologia sistematica alla Facoltà teologica valdese di Roma, ne è l'attuale decano. E' un esperto di livello europeo, non solo sulla figura di Bonhoeffer, impegnato pure nel movimento ecumenico per l'unità dei cristiani.

Laura Gusella è una monaca cattolica, attenta e innovativa biblista, spesso chiamata a sostenere varie comunità di fede nello studio della Scrittura. Fa parte della Fraternità monastica Marànathà, che opera da tempo a Piombino, sensibile anch'essa alle relazioni ecumeniche.

Link Correlato

 

 


https://www.facebook.com/events/1648676512026816/

 

 

Per ricordare , insieme alla sua famiglia, l'operaio Giuseppe Pecoraro, morto dieci anni fa sul porto di Piombino. E tutti gli eroi-non eroi che hanno subìto e subiscono la stessa sorte. Qua come altrove.
La mostra ideata da Yuri Leoncini per ricordare lo zio Giorgio, politico e amministratore di Sinistra, è stata realizzata dall'associazione Ruggero Toffolutti con il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Livorno, dei Comuni della Val di Cornia e di Unicoop Tirreno.
Questo allestimento è patrocinato dal Comune di Follonica.
Inaugurazione venerdì 27 alle 15,30
Sabato 28 e domenica 29 apertura dalle 10 alle 12 e dalle 15,30 alle 19.
Dal settembre 2009 ad oggi, la mostra è stata allestita circa 60 volte in varie regioni.

 


Comunicato Stampa
del 21 marzo 2015

Lavoro, ambiente, salute e sicurezza: dopo l’incontro pubblico del 6 marzo scorso al Perticale e i recenti sviluppi, le associazioni promotrici tornano sull’argomento per produrre un ulteriore contributo di riflessione.
Rileviamo che dall'incontro del 19 marzo al Mise, non solo non emerge ancora il piano industriale di Cevital, con numeri e tempi definiti, ma tanto meno il progetto industriale strategico. E cioè con quali nuove produzioni di elevata qualità, e quali moderni “pacchetti” di servizi connessi alle forniture dei propri prodotti, l'azienda intenda, ben oltre il periodo di prova, rientrare sul mercato, senza ripiombare a breve nella spirale di perdite milionarie che ha travolto la gestione Lucchini prima, e quella Severstal poi.

Da questo dipende il futuro dei posti di lavoro. Rendere pubblico finalmente da parte delle istituzioni (Governo, Regione, Comune ) almeno l'ordine di grandezza della fideiussione, versata da Cevital per opzionare le acciaierie, rappresenterebbe un elemento di chiarezza per capire se e in quale misura l'azienda faccia sul serio; oppure se, per esempio, non punti furbescamente soprattutto a stabilire a Piombino un avamposto portuale e logistico per commercializzare in Europa i prodotti agroalimentari algerini e le proprie attività marittime, senza un vero impegno di lungo termine nel polo siderurgico. Anche sull’investimento agroalimentare prospettato a Piombino, permane un'analoga indeterminatezza, che non fa ben sperare per l'agricoltura di qualità che si va facendo faticosamente strada in Val di Cornia.
Solo alla luce di tutto ciò si può realmente valutare che cosa aspetta i dipendenti diretti e quelli dell'indotto, molti dei quali stanno già precipitando nel vuoto di prospettive (per esempio, lavoratori Harsco, mense e pulizie). Chiarezza e trasparenza indispensabili anche sul numero
delle persone riassorbite tra i diretti su contratto, retribuzione, diritti e tutele poiché non è affatto fugata la minaccia di una qualche lista di proscrizione contenente nomi di indesiderabili. E ancora, con quale percorso e tempistica i lavoratori dell'indotto, in base all'accordo di programma, verranno reimpiegati nelle bonifiche ambientali, sempre invocate ma mai avviate?
Dunque, il prolungamento degli ammortizzatori sociali (contratti di solidarietà soprattutto), in questa fase di transizione verso una concreta e qualificata ripresa delle attività industriali, è uno strumento indispensabile per dare respiro ai lavoratori, alle loro famiglie, alle altre attività economiche. In questo clima, le associazioni ritengono negativo il mancato coinvolgimento dei sindacati sia nell'incontro al Mise, sia nel convegno del 28 marzo prossimo, quantomeno in qualità di relatori.
Rispetto allo stato degli impianti e al prolungato fermo produttivo, le associazioni chiedono che siano messe nero su bianco le garanzie di controlli stringenti sulla sicurezza e sul rispetto dei parametri di tutela ambientale.
Infine, rilanciano la proposta, emersa nell'assemblea del 6 marzo, che i passaggi cruciali della vicenda siano discussi in assemblea generale di tutti i lavoratori interessati. Analogamente, ricordano al sindaco di Piombino l'impegno assunto nella stessa sede di promuovere la riunione congiunta dei consigli comunali almeno della Val di Cornia, aperti ai lavoratori e ai cittadini, e invitano gli altri sindaci a manifestare la propria disponibilità.


Associazione Restiamo umani
Associazione Ruggero Toffolutti contro le morti sul lavoro
Lavoro salute dignità
Legambiente




 

COMUNICATO STAMPA

Un punto sulle Acciaierie e l’indotto, sulle implicazioni della situazione del polo siderurgico e delle sue prospettive in fatto di occupazione, ambiente, salute e sicurezza. Questo è il tema individuato dalle associazioni «Restiamo Umani», «Ruggero Toffolutti contro le morti sul lavoro», «Lavoro,salute e dignità» e Legambiente per l'incontro pubblico fissato per venerdì 6 marzo alle 21 nella sala del quartiere al Perticale, in via Lerario.

Sono stati invitati ad intervenire il Sindaco di Piombino e i capigruppo consiliari, le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici e dei servizi, i rappresentanti del lavoro autonomo (Cna, Confesercenti, Confcommercio), il collettivo studentesco «Tre passi avanti». Introdurrà Adriano Bruschi, mentre il giornalista del Tirreno, Cristiano Lozito, stimolerà il dibattito con le sue domande.

Hanno già confermato la propria partecipazione il Sindaco Massimo Giuliani, il presidente provinciale Cna (Diego Nocenti),Vincenzo Renda (Uilm), Luciano Gabrielli (Fiom) Giancarlo Chiarei (Slai Cobas), Sabrina Nigro (Ugl), i capigruppo di Rifondazione (Fabrizio Callaioli), Pd (Ilvio Camberini), Ascolta Piombino (Riccardo Gelichi), Movimento Cinque stelle (Daniele Pasquinelli), Un'Altra Piombino (Marina Riccucci), Francesco Ferrari (Lista Ferrari-Forza Italia). Ci sarà anche il Sindaco di Suvereto, Giuliano Parodi.
 

le associazioni promotrici

Associazione Restiamo umani
Associazione Ruggero Toffolutti contro le morti sul lavoro
Lavoro salute dignità
Legambiente

 

 

 

Dal Tirreno del 7 marzo 2025


Da Stile Libero News

 

 


 

 

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